Libri e...:  GLI ULTIMI SETTE MESI DI ANNA FRANK [3 puntata]  

QUELLO CHE IL DIARIO NON HA POTUTO DIRE…
GLI ULTIMI SETTE MESI DI ANNA FRANK
 

Campo di Auschwitz 
- TERZA PUNTATA-

Bergen-Belsen

Auschwitz-Birkenau era il più grande campo nazista. Si pensi che fino al settembre 1944 qui erano già state uccise col gas circa 2.000.000 persone. Un’atroce strage, che aveva come scopo lo sterminio totale di interi gruppi etnici, come ebrei e zingari. Uno sterminio di massa sconosciuto, in quanto ad organizzazione e proporzione, nella storia mondiale.
Edith Frank e le sue figlie Margot e Anna dopo aver subito le prime umilianti procedure capitarono nel Frauenblock 29 e lì Anna e la sorella rimasero per due mesi...

'Janny : “…Avevamo fame, avevamo sete,avevamo tantissima paura, avevamo dunque la sauna, quel piccolo getto sotto il quale andavamo in cinque, perchè eravamo così sporche e desideravamo tanto lavarci e dove si poteva avere solo una passata; un asciugamano non ce lo davano. Ci cacciavano via all’aperto, dove c’era una corrente bestiale. E ci gettavano un indumento.
Gli indumenti di cui parla Janny ben si conoscono: una giacca e dei pantaloni a righe di cotone da usarsi sia in estate che in inverno. Nessuna pietà, nessuna indulgenza per i prigionieri. L’unica consolazione era per le donne del campo, per non impazzire, tenersi in stretto contatto con altre, ovvero creare dei legami di amicizia.
Lenie: “…In quel gruppo di donne ci si aggrappava l’una all’altra e non parlavamo di tutto quello che succedeva e di quello che vedevamo e di quello che poteva succedere, niente. Assolutamente niente. Cercavamo di elevarci rispetto al livello che ci circondava ”. 
Il livello che circondava il campo era una sorta di girone infernale, e solo un legame forte, il rispetto che legava le donne del gruppo, la gentilezza che continuavano ad usare l’una all’altra e l’aggiornamento della data le ancorava “alla vita”
Bloeme: “… Ogni giorno dicevamo: oggi è il 21 dicembre 1944, mercoledì. Ce lo dicevamo a vicenda, così che tra noi non potevamo sbagliare ”. 
La vita del campo era segnata da rituali diversi, alcuni incredibili, come quella dell’appello.
Janny :" … Sulle mille persone, stavi lì in piedi nella piazza dell’appello. Dovevamo stare lì fino a quando non eravamo state contate, e se soltanto uno si era sbagliato, o i loro appunti non tornavano,ricominciavano da capo. E se mancava qualcuno si ripartiva. Così stavamo in piedi per ore. Non c’è nulla da stupirsi che quelle che erano malate cadessero a terra morte. Quelle dovevano uscire fuori, erano messe da parte, il blocco da 25 diventava da 24 e si contava di nuovo, fino a quando crollavi... ” 
Freddo, fame, paura, questo provò Anna durante quei due lunghi mesi invernali.
Ronnie: “… E Anna stava davanti a me e avevamo una bacinella, una gamella diciamo. E li da quel kubel, caffè o tè non si vedeva cos’era,acqua scura, e poi un cucchiaio e si divideva, quindi bevevamo tutte nella stessa gamella, tre o quattro sorsi, e poi contavamo per vedere se qualcuno ne prendeva dì più di nascosto, e poi la ripassavo ad Anna… "

Lenie: “…Niente, non c’era niente, niente che assomigliasse alla vita…che vedevi, oh un fiore, non c’era proprio niente. Era la fine di tutto. Davvero la fine di tutto. È un miracolo che ci siamo salvate. Persone molto religiose lo capiscono meglio di me. Io non l’ho capito.
Janny: “…In tutto il periodo che trascorremmo nel campo nessuna di noi ebbe le mestruazioni, strano eh. Pensavamo che ci fosse qualcosa nel cibo, ma a quanto pare non è così. È solo una persona che vive al di sotto dello standard di vita non ha più le mestruazioni…
La situazione fisica delle sorelle Frank era diventata critica.
Ronnie: “…Si, le ragazze Frank avevano un brutto aspetto, con le macchie e le vescicole della scabbia   (vedi nota ), naturalmente, dappertutto, sulle mani, e sulla pelle e lì sopra ci mettevamo un po’ di pomata, ma per il resto si poteva fare ben poco…

Ad Auschwitz intanto si annunciava l’imminente fine del dominio nazista.
Alla fine dell’ottobre 1944 i russi si trovavano ad un centinaio di chilometri di distanza da Auschwitz. A partire da quel momento ebbe luogo un gran numero di trasporti, dal campo femminile di Auschwitz-Birkenau ad altri campi di concentramento.
Edith Frank, la mamma di Anna, rimase ad Auschwitz, mentre Anna e Margot furono trasportate il 28 ottobre a Bergen-Belsen, dove arrivarono circa due giorni più tardi.


Nota 

La scabbia è una malattia infettiva altamente contagiosa causata da un acaro (artropode): Sarcoptes Scabie. L’individuo colpito avverte un forte prurito su tutto il corpo. La malattia non è grave ma è noiosa e fastidiosa.



[continua]

Barone Ida, Galli Lucilla


 


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Pubblicato da Redazione - lunedì 20 marzo 2006 - 17:41:24
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